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Il dibattito è in corso da tempo, le opinioni sono spesso discordanti e manca una posizione comune, da parte dei Corpi di polizia municipale in Italia così come da parte degli amministratori locali.
Il dato evidente è che su un tema di questa portata, che coinvolge direttamente l’attività operativa degli agenti e ricade poi sulla gestione effettiva della sicurezza urbana, soprattutto in presenza di situazioni di emergenza, c’è una grande confusione.
La realtà territoriali in Italia sono molto diverse da Regione a regione. I comuni più grandi e le metropoli spesso vivono problematiche di sicurezza e convivenza civile che i piccoli Comuni, che nel Paese comunque rappresentano la porzione maggiore di territorio, non hanno. Questo non toglie che però, anche in realtà territoriali apparentemente meno toccate dalla criminalità, soprattutto dalla microcriminalità di cui risentono direttamente i cittadini, accadano a volte fatti gravi per cui l’intervento degli agenti di polizia locale richiederebbe una preparazione specifica e di lunga durata.
Questo discorso richiama a sua volta il tema della formazione specifica, che in alcune Regioni può avvalersi di Scuole ad hoc ma che manca in molte altre.
Come si vede gli argomenti all’ordine del giorno sono parecchi e, da parte nostra, possiamo dire che sembra davvero giunto il momento di prendere delle decisioni chiare, omogenee e definitive, sollecitando il Legislatore ad esprimersi sull’effettivo ruolo della polizia locale in Italia, senza tralasciare di mettere un punto fermo anche all’annosa questione della Legge quadro, la cui mancata riforma rappresenta, a nostro parere, il vero vulnus da cui derivano tali e tante problematiche irrisolte.
Tra le opinioni raccolte a ridosso dei recenti fatti avvenuti a Milano, dove, lo ricordiamo, un agente di polizia locale ha sparato ad un uomo nel corso di un inseguimento lo scorso 13 febbraio, quella del sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, il quale ritiene che nella città da lui amministrata non vi sia bisogno di armare la polizia municipale, ma sottolinea: “non ho una posizione ideologica né a favore né a sfavore”. E, all’Adnkronos, spiega che non é che un primo cittadino del centrosinistra, come é lo stesso Cosolini, debba essere contrario e uno di centrodestra favorevole.
Semplicemente, aggiunge, “la scelta di non armare la Polizia municipale a Trieste è che questa è una città sufficientemente tranquilla e non se ne ravvisa l’esigenza. Ci sono Corpi di Polizia addestrati e portare le armi e altri no”. “Certo, anche la Polizia municipale - riflette - può essere addestrata in tal senso. In linea di principio - prosegue Consolini - penso che la Polizia municipale adempia già a svariate funzioni a cui è preposta e credo che la sicurezza nei termini di ordine pubblico e di repressione del crimine sia compito di altri Corpi. Se poi ci si troverà davanti a una situazione diversa da quella attuale, si valuterà”. Il sindaco di Trieste confermando così che da parte sua non vi è alcuna preclusione. Ma al momento, ripete, “noi abbiamo una collaborazione tra i vari Corpi che crea un buon equilibrio sul territorio”.
In merito poi al tragico episodio di Milano, Roberto Consolini afferma che “un episodio per quanto drammatico non fa una tendenza, anche perché qualche volta la situazione sfugge di mano anche a Polizia e Carabinieri. Quindi non si può dire che se un vigile urbano ha usato un’arma in modo tragico, questa debba essere la regola”.
Questa è solo una delle svariate opinioni ascoltate in queste giornate seguite ai drammatici fatti di Milano, opinioni che è doveroso vagliare e dalle quali ripartire per una seria discussione in merito. |
Il dibattito è aperto: il sindaco di Trieste risponde
sulla propria città |
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